ordinary world

2014

-If I had a world of my own, everything would be nonsense. Nothing would be what it is because everything would be what it isn't. And contrary-wise; what it is it wouldn't be, and what it wouldn't be, it would.- [from "Alice in Wonderland", by Lewis Carroll].

Our vision of the normal, of the "ordinary", is founded on our certitudes, on the world we see and we know. But do we really look at everything is around us? Like Alice, I escape from a known world to find refuge in a dimension of nonsense, where the garbage becomes a wave of dust, where a cat's fur becomes a dreamy landscape. A world populated by incredible and static creatures; landscapes, colors and shapes. Everything is new but at the same time familiar.
Big and small are reversed and reflect themselves. A new dimension in which stay small, trying to not being overwhelmed by the vastness of the outside world - our inner.
I find this amazing world of chaos with no criteria; I don't touch anything, I don't create set, I don't arrange lights. Just take the camera, look and shoot. I don't look to make perfect images; instead I want to be seduced by the surreal atmospheres that already exist in the real world. These atmospheres are enhanced by the use of macro lenses that turn everything inside out and upside down once again.

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-Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!- [da "Alice nel Paese delle Meraviglie", di Lewis Carroll].

La nostra visione del normale, dell'ordinario, è fondata sulle nostre certezze, sul mondo per come noi lo vediamo e conosciamo. Ma osserviamo realmente con attenzione ciò che ci circonda? Come Alice, fuggo dal mondo che conosco per trovare rifugio in una dimensione di non-sense, in cui la spazzatura diventa onda polverosa, o la pelliccia di un gatto un paesaggio fatato. Un mondo popolato da fantastiche creature immobili. Paesaggi, colori, forme: tutto appare nuovo, e nonostante ciò, familiare. Piccolo e grande si invertono e si corrispondono. Una nuova dimensione in cui rimanere piccoli, cercando di non essere sopraffatti dalla vastità del mondo esterno (la nostra interiorità).
Trovo questo mondo di caos senza criteri; non tocco nulla, non creo set, non adatto l'illuminazione. Prendo la fotocamera, guardo e fotografo. Non cerco la perfezione nelle immagini, preferisco lasciarmi sedurre da queste atmosfere surreali, enfatizzate dall'uso delle lenti close-up.